Medinet Madi – Gli scavi 1995-1997

Le ricerche della campagna 1995 si sono concentrate sul pianoro soprelevato, a est del temenos del tempio tolemaico di Renenut e di Sobek; dalla piccola porta secondaria del tempio, aperta a nello spessore del grosso muro di cinta, si scende al livello della piazza o strada mediante una scaletta di cinque gradini di pietra, e a 6 metri di distanza dal temenos, quasi nell’asse della scala, gli scavi hanno portato alla luce un portale monumentale in blocchi di calcare (cm.80x50x25) conservato per cinque assise, che veniva chiuso con un battente ( la base di bronzo del cardine era in situ), di stile e modulazione tolemaica, l’impressionante kom di scarico antico nel quale è stata rilevata la stratigrafia. Nel programma dei lavori di liberazione (1995-1996) dell’area templare dalla sabbia che durante sessant’anni, cioè dal tempo delle scoperte di Achille Vogliano, tra il 1935 e il 1939, si è accumulata arrivando a ricoprire buona parte dei cortili, del dromos, degli annessi del tempio del Medio Regno e del tempio tolemaico nord, è stato riportato alla luce, nel corridoio est, tra il tempio faraonico e il muro del temenos, il sacello dedicato a Isi-Thermuti, nella sua forma muliebre e anguiforme, “per la salute di Augusto”, che il Vogliano ritrovò nel 1938; la bella stele con la figura a rilievo della dea è stata ritrovata, caduta e spezzata in due parti, ma sostanzialmente in buon stato, ed è stata portata nel magazzino della missione di Medinet Madi.

pintaudi
Le operazioni di sgombro hanno permesso di rimettere in vista la stoà – una grande corte, circa m.50 x 30, con porticati a colonne con capitelli corinzi, collegata col portale del tempio nord mediante una imponente entrata monumentale; il Vogliano aveva già portato avanti il nettoyage di buona parte della zona prima di dover chiudere il cantiere per l’inizio della guerra, nel 1939. La missione pisana ha documentato i cambiamenti apportati in epoca romana (prob. II sec. d.C.) alle strutture del massiccio est del portale nord del temenos al momento in cui fu aggiunta, verso nord, la stoà; il muro di cinta dei porticati è stato costruito in grande parte utilizzando blocchi di pietra con mattoni crudi. Una singolare scalinata a doppio pendio, convergente in alto su un pianerottolo, posta all’angolo Sud-est del portico, permetteva probabilmente di raggiungere una porta secondaria, aperta nello spessore del muro di cinta, sul tipo di quella sul lato meridionale del temenos del tempio. L’équipe formata dagli architetti A.Giammarusti e C.La Torre, con il topografo e fotogrammetra R.Cozzolino (SO.BE.CA. di Roma), ha portato avanti il rilievo dei monumenti templari di Medinet Madi; l’egittologa pisana Flora Silvano e la disegnatrice Lucia Grassi hanno completato la documentazione grafica dei testi e delle scene scolpite del tempio di Amenemete III (Tempio A) e del tempio tolemaico nord (Tempio B); rilevazioni tecniche e disegni fanno parte del progetto di restituzione tridimensionale dei templi di Medinet Madi e di maquettes virtuali, e vede la collaborazione con l’Università di Pisa del Museo Archeologico milanese, diretto dal Prof. Ermanno Arslan. Fra i ritrovamenti del 1996 il pezzo più interessante è la statua virile, acefala, in marmo (alt. m. 0,80 circa) d’epoca romana; l’uomo porta un chiton e un himation drappeggiato; due dita della mano sinistra, appoggiata sul petto, sono ornati di anelli con castone . Nella campagna 1997, è continuata l’esplorazione del nuovo edificio templare (Tempio C) d’epoca tolemaica costruito, in alto sul pianoro e orientato est-ovest, in mattoni crudi cui dà accesso la grande porta scoperta nel 1995; dopo un cortile, presso il secondo portale in blocchi di arenaria polita sormontata dall’architrave con gorgia , giacevano tre pezzi di scultura in cattive condizioni ma non per questo meno interessanti come elementi di un’architettura templare: due leoni del tipo accovacciato, le zampe anteriori incrociate (lungh. Max. m.0,66), e una sfinge, cioè un leone con testa di faraone, di tipo tolemaico. La costruzione è benissimo conservata, sul perimetro, per un’altezza di m.4/4,20; è lunga m. 16,30, in mattoni crudi di modulo tolemaico (cm.30 x 15 x 12), larga in facciata circa 12 metri; i due muri che fiancheggiano la porta hanno uno spessore di m.1,75, mentre i muri laterali sono spessi m. 0,90.

Hanno fatto parte delle varie missioni, tra il 1995 e il 1997: E.Bresciani, l’arch. P. Grossman, l’arch. A.Giammarusti (direttore tecnico), l’arch. R.Cozzolino, R.Pintaudi (Università di Messina), F.Silvano, L.Grassi. Accompagnava le Missioni l’Ispettore delle antichità del Fayum Sayed Moh. Helal.

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