Medinet Madi – La scoperta del tempio (Tempio C) 1998

sitoL’impegno e i risultati più importanti si sono avuti dalle campagne di scavo effettuate, a marzo e a novembre 1998, a Medinet Madi nel Fayum, attività che ha visto anche interventi di protezione delle strutture litiche a Medinet Madi e a Khelua. La campagna 1995 aveva portato alla luce soltanto la parte iniziale di un grande edificio orientato est-ovest cui si accedeva mediante un portale monumentale di blocchi di calcare di stile e modulazione tolemaica. L’edificio templare preannunciato dal grande portale è stato effettivamente ritrovato; si tratta di una costruzione in mattoni crudi di modulo tolemaico (cm.30 x 15 x 12), lunga m. 16, 50 e larga circa 12 metri. L’edificio è benissimo conservato, sul perimetro, per un’altezza di m.4/4,20. Davanti alla porta, nella parte finale del corridoio della struttura 1995, giacevano tre pezzi di scultura in cattive condizioni ma non per questo meno interessanti come elementi di un’architettura templare che appare tipica del Fayum: due leoni del tipo accovacciato, le zampe anteriori incrociate, e una sfinge, cioè un leone con testa di faraone.

naosLa missione dell’Università di Pisa in congiunzione con l’Università di Messina, ha portato completamente alla luce, nella campagna novembre 1998, l’edificio sacro che gli indizi facevano sperare; è risultato trattarsi di un tempio per il culto di due coccodrilli, forse Sokonopis e Soknopaio oppure Soknebtunis. Il santuario, di mattoni crudi ed elementi architettonici in calcare, è completo nei suoi elementi: grande portale d’accesso (1995) inserito nel muro del temenos, propilone in pietra (marzo 1998), con cornice a gorgia, che permette l’accesso al vestibolo (nicchie sulle pareti, due porte (alt. m. 1,45) alle estremità nord e sud; la porticina sud dà accesso alla scala costruita attorno a un massiccio centrale, che saliva fino alla terrazza del tempio, a un’altezza di oltre 4 metri; scala eccezionalmente ben conservata, con gradini in mattoni crudi rinforzati e protetti ognuno mediante elementi di legno inseriti sul bordo); la porta centrale di pietra calcare presenta la cornice a gorgia decorata con disco affiancato da due urei, sormontata da una serie di urei (conservata la serie del blocco centrale) e da accesso alla parte più sacra del tempio, il pronaos e il naos; il naos consiste in una sorta di edicola, formata da un blocco di pietre squadrate sul quale è costruito un doppio dispositivo, in pietra, due specie di loculi profondi tre metri, che presentano a un terzo della lunghezza una lastra che forma arco; in ambedue i loculi , sui lati al livello del massiccio, una serie di sei cavità alloggiava altrettanti tasselli di legno, entro cui potevano ruotare dei rulli di legno, facilitando l’inserimento delle lettighe sulle quali erano deposti i corpi dei due coccodrilli sacri; il naos era sormontato da una cornice a gorgia, decorata con due soli alati variopinti, che è stata ritrovata in ottimo stato di conservazione.

giammarustiUna porticina rialzata rispetto al pavimento del tempio dava accesso a una sacrestia, dove due botole (ben conservate) permettevano di scendere nei segreti ripostigli del tempio. Purtroppo gli ambienti sono stati ritrovati privi della suppellettile del tempio, poiché l’edificio deve essere stato volontariamente abbandonato quando la cittadina di Narmouthis non è più stata abitata (circa IV sec. D.C.). Fra i ritrovamenti durante lo sgombro degli ambienti del tempio, un piccolo leone presso la porta con gli urei, due tavole d’offerta in pietra, con doppio bacino; ceramica, poche monete, buona parte di un letto in legno con gambe lavorate al tornio, una scatolina doppia di legno, intatta, con coperchi scorrevoli; numerosi frammenti di papiro scritti in greco, ed altri piccoli oggetti. Il nuovo tempio (che chiamiamo C, dopo il tempio faraonico A e quello B, scoperti da Achille Vogliano negli anni ‘30) è di costruzione tolemaica (probabilmente III sec. a.C.); dedicato al culto del dio coccodrillo; ricorda molto il tempio di Teadelfia nel Fayum, scoperto da E.Breccia nel 1912/13; ma lo stato di conservazione del nostro è eccezionale, e il suo ritrovamento ne fa un avvenimento archeologico di primo piano.

Membri della Missione: E.Bresciani, Direttore; Rosario Pintaudi, Papirologo; Flora Silvano, Egittologo; Antonio Giammarusti, Architetto; Helal di Moh.Mostafa di Sayed, Ispettore delle Antichità del Fayum.

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