Report della XV campagna archeologica della Missione Italiana a Dra Abu el-Naga (M.I.D.A.N.) dell’Università di Pisa nella necropoli dell’antica Tebe (Luxor – EGITTO)

I membri della missione pisana: dal basso verso destra Mohammed Saleh, responsabile della logistica; Carmen Munoz-Perez; Camilla Saler; Paolo Marini; Anna Giulia De Marco; Divina Centore. In alto da sinistra: Paolo Del Vesco; Marilina Betrò; Lisa Sartini; Mattia Mancini; Gianluca Buonomini; Maura Sedda. Manca Emanuele Taccola, autore della fotografia

 

Pianta del complesso, con le cinque tombe scavate o in corso di scavo dalla missione dell’Università di Pisa

Dal 13 ottobre scorso fino al 2 novembre, la spedizione archeologica dell’Università di Pisa ha effettuato una nuova missione archeologica nella necropoli dell’antica Tebe in Egitto, a Dra Abu el-Naga, la XV sul sito, sotto la direzione della prof. Marilina Betrò.

Oggetto della campagna erano le due tombe rupestri scoperte nel 2010 ma che finora non erano ancora state sottoposte a indagine archeologica. [figura a sinistra].

I due monumenti funerari, etichettati come T1 e T2, sono di particolare interesse per l’interpretazione della storia dell’area: esse sono scavate nella parete rocciosa che delimita a nord la corte della tomba M.I.D.A.N.05 (scoperta nel 2004 e indagata a partire dal 2005) e, come questa, presentano in facciata una piccola finestra a lato della porta d’accesso. [Foto in basso] Si tratta di una caratteristica piuttosto rara nella necropoli tebana, che sembra segnare una fase iniziale nell’evoluzione della classica cappella tebana a T rovesciata e associa le due tombe alla più grande e importante M.I.D.A.N.05. Si può dunque supporre che anche la loro costruzione sia da datarsi ai primissimi tempi della XVIII dinastia e che forse appartenessero a membri della stessa famiglia. Il completamento delle ricerche archeologiche al loro interno potrà dunque fornire molti dati importanti per comprendere i rapporti con le altre strutture dell’area e definire con maggior precisione le rispettive datazioni.

 

Le due tombe T1 e T2 sul lato nord della corte di M.I.D.A.N.05,all’inizio dello scavo, ciascuna con porta e finestra a lato (in foto l’ispettrice Amani Hassan Mohammed)

 

Alla XV stagione hanno partecipato, con Marilina Betrò, i seguenti membri: Gianluca Buonomini, Divina Centore, Paolo Del Vesco, Anna Giulia De Marco, Mattia Mancini, Paolo Marini, Carmen Muñoz-Perez, Camilla Saler, Lisa Sartini, Maura Sedda ed Emanuele Taccola. Il Consiglio delle Antichità egiziane è stato rappresentato dall’ispettrice Amani Hassan Mohammed e, per gli uffici dell’ispettorato di Gurna, da Mohammed el-Azab Mohammed.
Benché le indagini non siano ancora terminate (riprenderanno nella prossima campagna 2019), molti risultati interessanti sono già stati raccolti, di cui si offre qui una sintesi (il rapporto di scavo preliminare in inglese è reso disponibile su questa pagina in pdf).

 

T1

La facciata di T1, con la finestra a sinistra della porta. Visibile la parte ovest della struttura in mattoni crudi dinanzi all’ingresso e, sulla destra, il grande masso

La tomba T1 era costituita da un’unica camera, cui si accedeva attraverso alcuni scalini tagliati nella roccia e ben lavorati. Dinanzi alla porta, sono stati trovati i resti, discretamente conservati in altezza sul lato Ovest, di una struttura in mattoni crudi intonacata di bianco, in origine a volta, che si appoggiava sul lato Est al grande masso che troneggia nella corte [Foto a destra]. La parte superiore a volta, crollata anticamente, non è più visibile oggi. E’ ancora da determinare la datazione di tale piccolo vestibolo.

La camera presenta una nicchia nella parete Nord, di fronte alla porta d’ingresso, e l’accesso ad uno sloping passage (corridoio in pendenza che porta in genere alle camere funerarie vere e proprie), sulla parete Est, fiancheggiato in parte da un basso muretto in mattoni crudi [Foto in basso]. L’indagine archeologica della camera è stata terminata, mentre restano ancora da scavare lo sloping passage e il settore funerario sotterraneo cui esso presumibilmente porta.

Interno di T1, con la nicchia sulla parete Nord, dinanzi alla porta

Vista dell’interno di T1 da nord-ovest: a sinistra della porta l’accesso allo sloping passage, ancora ostruito dai depositi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tracce dei saccheggi antichi in T1: resti del collare dipinto e rivestito in foglia d’oro di un coperchio di sarcofago

La tomba è stata trovata quasi completamente riempita da strati di depositi alluvionali e detriti penetrati sia dalla porta che dalla finestra, in parte smossi, che non mostravano tuttavia tracce di interventi da parte dei ladri “moderni”, ossia coloro che agivano tra il XIX secolo della nostra era e i primi anni del XX. In questa zona, essi erano soliti scavare tunnel esplorativi fino a incontrare il pavimento e le pareti; la tecnica aveva lo scopo di individuare rapidamente l’imboccatura dei pozzi funerari o dei passaggi verso il settore sotterraneo, dove poter depredare i corredi funerari o almeno quanto di esso avevano lasciato i “colleghi” antichi. Sono invece state rinvenute le tracce dei saccheggi antichi [Foto a sinistra].
Quanto finora portato alla luce mostra che la tomba fu obliterata assai presto, sigillata dai depositi alluvionali e dai detriti: l’evidenza archeologica mostra che la sua occupazione probabilmente interessò il Nuovo Regno mentre solo sporadici, confinati agli strati superiori di detriti smossi, sono i reperti posteriori a quest’epoca.
La nicchia con ogni probabilità ospitava la bella statua doppia in calcare dipinto dei proprietari della tomba, marito e moglie, che però, in un momento per ora imprecisato della storia della tomba, fu fatta a pezzi: abbiamo rinvenuto molti frammenti sparsi negli strati inferiori della camera e qualcuno all’esterno, che è stato possibile rimettere insieme [Foto in basso]. La statua li mostrava seduti su un unico divanetto, composti nella posa ma teneramente allacciati. Le iscrizioni geroglifiche sul retro, sullo zoccolo e in altri spazi liberi della scultura, incise e dipinte in blu su colonne separate da linee rosse, indicano che si chiamavano Nani e Bakenuret: il marito era un Superiore dei Servitori-meru della Casa di Amon, la donna una Cantante di Amon, legata (come forse anche il marito) al tempio della celebre Sposa del Dio Ahmosi-Nefertari, moglie del faraone Ahmosi e madre di Amenhotep I. Al momento, molti frammenti – e in particolare le teste – mancano all’appello, ma speriamo di recuperarne altri nelle prossime campagne. Nomi e titoli si ripetono in vari frammenti dell’architrave e degli stipiti della porta, rinvenuti nelle vicinanze dell’ingresso.

La statua dei coniugi seppelliti in T1 in fase di rimontaggio dei frammenti

 

La statua parzialmente ricomposta a partire dai frammenti finora rinvenuti nello scavo

 

T2

Parte del rivestimento di stucco dipinto su argilla appartenente a uno dei sarcofagi deposti in T2

T2 è leggermente più grande di T1 e presenta almeno due camere. L’entrata di una seconda stanza, infatti, è stata messa in luce durante lo scavo, che tuttavia non è stato completato. Nel suo caso, i depositi alluvionali arrivavano quasi al soffitto ed erano intaccati dalle fosse scavate dai tombaroli. Fortunatamente i tagli non avevano raggiunto uno strato in cui, tra la fine del II e gli inizi del I millennio a.C., erano stati deposti almeno 8 sarcofagi con relativi corpi, i cui scheletri sono stati ritrovati completi e ancora in connessione. Purtroppo, il legno dei sarcofagi che li racchiudevano ha invece subito l’azione distruttiva, spesso congiunta, delle termiti e delle ondate alluvionali, decomponendosi intorno ai corpi e lasciando intorno ad essi – stupefacente involucro – grandi frammenti del rivestimento di gesso dipinto, che ancora conservava la decorazione policroma e parte delle iscrizioni geroglifiche [Foto a destra]. Proprio la straordinaria conservazione dei collari dipinti con i suoi motivi floreali in molteplici fili, delle vignette con le divinità alate e gli Osiri in trono, delle applicazioni di stucco a rilievo, ha permesso di datare con certezza lo strato ad una fase d’uso della XXI dinastia, quando non di rado anche gli ambienti della tomba – in origine destinati al solo culto del defunto e accessibili ai vivi – erano occupati dalle sepolture.
In connessione con due defunti sono stati ritrovati anche quasi 400 piccoli ushabti in terracotta, che dovevano in origine essere deposti all’interno di cassette, ormai completamente disfatte [Foto in basso].

Centinaia di piccoli ushabti in terracotta sono stati rinvenuti accanto a due dei defunti seppelliti in T2

 

Snapshot dalla ricostruzione 3D, realizzata da E. Taccola, delle due tombe T1 e T2

Tanto le tombe quanto la statua doppia frammentaria sono state rilevate con il metodo della fotogrammetria, che ha permesso a Emanuele Taccola di realizzarne il modello 3D.
Paolo Del Vesco (fino al 22 ottobre, poi sostituito da Mattia Mancini) ed Emanuele Taccola hanno supervisionato lo scavo nelle due tombe, in collaborazione con Anna Giulia De Marco, Paolo Marini, Camilla Saler e Lisa Sartini. In previsione della prossima pubblicazione, Paolo Marini ha portato a termine il disegno dei reperti scoperti nel 2014 nel pozzo P3 e nelle relative due camere funerarie, mentre Gianluca Buonomini, restauratore, ne ha curato il consolidamento e la conservazione. Maura Sedda ha completato lo studio dei corpi umani rinvenuti nel 2014. Carmen Muñoz-Perez, dottoranda dell’Università di Montpellier, si è occupata dello studio degli amuleti funerari in faience rinvenuti nelle missioni precedenti. Divina Centore si è occupata dello studio preliminare della ceramica rinvenuta nel corso dello scavo.

Marilina Betrò

 

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