Archivio dottorato

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Anna Giulia De Marco

2015
Lavorare il legno: botteghe e artigiani da Deir el-Medina. Studio dei materiali conservati presso il Museo Egizio di Torino

Il villaggio di Deir el-Medina, situato tra le colline tebane, rappresenta una delle fonti di informazioni più ricche per la conoscenza della società egiziana. In particolare, le ricerche svolte in ambito economico hanno dimostrato l’esistenza di un libero mercato in cui gli abitanti di Deir el-Medina potevano incrementare i propri profitti sfruttando le loro abilità artigianali per la produzione e la vendita di oggetti destinati ai privati.

Questo progetto intende individuare le diverse botteghe artigiane che hanno operato a Deir el-Medina nel Nuovo Regno (1550-1069 a.C.) attraverso lo studio degli oggetti, coadiuvato dall’analisi delle fonti testuali. Ciò condurrà ad una comprensione più ampia della figura dell’artigiano e della società in cui viveva, analizzando i vari aspetti socio-economici coinvolti.

In particolare, oggetto principale d’indagine sarà il materiale ligneo, conservato presso il Museo Egizio di Torino, in tutte le sue declinazioni (statuaria, oggetti ad uso funerario, mobilio, strumenti da lavoro, utensili di uso quotidiano) analizzato in parallelo con i testi ieratici di tipo amministrativo redatti su papiri e ostraca, anch’essi appartenenti alle collezioni del Museo Egizio.

I dati ottenuti saranno inseriti in un database consentendone la catalogazione, l’integrazione e la loro interazione. Ciò faciliterà lo studio e l’interpretazione del quadro in esame, permettendo il raggiungimento di tre obiettivi principali: individuare i workshop, inquadrare l’artigiano all’interno della società egiziana del Nuovo Regno, proporre nuovi apporti per gli studi economici.

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Stefano Vittori

2014
IL FENOMENO DELL’OMOFONIA NEI TESTI DELLE PIRAMIDI

L’omofonia, cioè quando un fonema o nesso ha più di una controparte nel sistema di scrittura corrispondente, pone al linguista un intrigante interrogativo: perché la trafila plurisecolare non scarta i numerosi “doppioni”?

Cercare biunivocità a ogni costo è deformazione moderna, tanto più singolare in quanto mancano esempi nostrani di quanto cerchiamo altrove (nessun sistema naturale dell’Occidente contemporaneo, inglese in testa, è regolarmente biunivoco). Nel geroglifico, tuttavia, ci sono “troppi” omofoni. Ad esempio, dei ventisette unilitteri, ben ventidue hanno un corrispondente copto condiviso con un altro unilittero e nove con più d’uno.

Attraverso un’analisi etimologica dei lessemi interessati dal fenomeno, intendo determinare alla fonte, cioè nei TdP, i valori originari di alcuni di essi laddove la traslitterazione tradizionale rischia di nascondere diverse importanti isoglosse: la tesi che voglio dimostrare è che una profonda revisione su base comparativo-ricostruttiva della fonologia egiziana potrebbe essere in grado di chiarire il motivo di molte di queste aporie, eliminando le omofonie “false” (cioè quelle in cui è la nostra traslitterazione a opacizzare le differenze di pronuncia tra più lessemi) e fornendo motivi storico-linguistici per quelle “vere” (ad es., una confluenza di più fonemi della protolingua in un unico fonema).

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Silvia Dall’Armellina

2013
LA CERAMICA MEROITICA NELL’AREA BEGRAWIYA-SHENDI

Il progetto di ricerca vede lo studio della ceramica pertinente alla realtà dell’antica Nubia Sudanese, focalizzando in particolare l’attenzione sull’area compresa tra le attuali località di Shendi e Begrawiya, immediatamente a sud dell’antica capitale Meroe. In particolare, la ricerca, propone un’analisi sistematica dei manufatti ceramici rinvenuti durante le campagne finora svolte nel sito di Abu Erteila, avvalendosi di un approccio archeometrico oltre che stilistico-tipologico.

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Elena Paganini

2013
Studio del sarcofafo di djed-mut (MV 25008, museo gregoriano Egizio – musei vaticani)
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Paolo Marini

2012
I COFANETTI PORTA-USHABTI: DALLE ORIGINI ALL’ETÀ TOLEMAICA

A partire dal Nuovo Regno gli ushabti – le statuette funerarie rappresentanti il defunto – (Bovot 2003, Schneider 1977, Aubert, Aubert 74, Petrie 1903) furono spesso disposti all’interno di contenitori come cofanetti lignei, cofanetti in terracotta e vasi, secondo una pratica che si testimonia fino all’Età tolemaica.

Dopo alcuni lavori preliminari (Chappaz 2003, Aston 1994, Cooney 1975)  questo progetto si propone di studiare sistematicamente l’intera classe di oggetti, attraverso un preliminare, ma completo, censimento degli esemplari editi ed inediti, conservati nei musei di tutto il mondo, citati nei rapporti di scavo o provenienti da scavi in corso.  A questo lavoro seguirà uno studio analitico approfondito atto a determinare, soprattutto, la datazione e il luogo di provenienza, e la suddivisione in classi tipologiche. Di particolare importanza sarà:

  • determinare perché a partire dal Nuovo Regno gli ushabti furono disposti all’interno di contenitori a forma di cappelle pre-dinastiche (cappelle itrt);
  • studiare i vasi porta-ushabti, fino a oggi completamente trascurati dalla letteratura egittologica.
  • analizzare l’evoluzione dei cofanetti porta-ushabti di Età Tarda e tolemaica e distinguerli, se possibile, dalle cassette canopiche.

L’analisi di tutte le fonti archeologiche pertinenti, come quelle testuali, materiali e pittoriche, inoltre, permetterà di concentrarsi su taluni aspetti collaterali, come la trasmissione dei modelli iconografici da un oggetto all’altro o la creazione di stili e modelli specifici di determinate aree e botteghe artigianali locali.

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Angela Garrè

2011/12-2015/16
Il contributo di Ippolito Rosellini alla ricostruzione della cronologia e della storia dinastica dell’antico Egitto

Questa tesi di dottorato si propone di ripercorrere le tappe che hanno portato l’egittologo pisano alla compilazione delle successioni delle dinastie egizie, ricavate dai monumenti originali confrontati con altre fonti scritte. In questo tipo di lavoro era stato preceduto da Champollion nel 1824, quando lo studioso francese era giunto a Torino per studiare la Collezione Drovetti; esso fu poi proseguito da entrambi con la Spedizione franco-toscana in Egitto negli anni 1828-29, durante la quale i due studiosi poterono confrontare i dati storici con quelli monumentali e trovare così delle conferme o delle smentite. La pubblicazione di un’opera così monumentale come I Monumenti dell’Egitto e della Nubia,  fu di notevole importanza per il progredire degli studi egittologici, perché a differenza della Description de l’Égypte, considerata un’opera eccezionale in quel periodo storico, I Monumenti utilizzano per la prima volta la scienza filologica per avvalorare o smentire le fonti classiche. Analizzando e interpretando le iscrizioni egizie, i due egittologi della Spedizione fecero sì che i monumenti originali diventassero delle “pietre parlanti” in grado di aiutare gli studiosi, anche quelli a venire, nella difficile e lenta ricostruzione della storia dell’antico Egitto.

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Anna Consonni

2011-2014
La ceramica dalle tombe nell’area del Tempio di Amenhotep II, Tebe Ovest : un approccio contestuale

La ricerca ha come oggetto le ceramiche provenienti dalle tombe individuate sull’area del Tempio di Milioni di Anni di Amenhotep II a Tebe Ovest, in corso di scavo dal 1997 sotto la direzione del dott. Angelo Sesana (Centro di Egittologia Francesco Ballerini – Como).
Le tombe indagate hanno restituito generalmente pochi elementi degli originari corredi, ad eccezione della ceramica, rinvenuta in grandi quantità e in una molteplicità di fogge. Questa è stata dunque esaminata nel suo contesto di rinvenimento per sfruttarne al meglio la potenzialità di ricostruzione storica e culturale.
Il primo obiettivo che ci si è posti è stato quello di definire nel dettaglio l’evoluzione progressiva della necropoli nel corso della sua lunga storia. Per ognuna delle tre macro-fasi individuate – Medio Regno, Terzo Periodo Intermedio-Epoca Tarda ed Epoca Tolemaica – sono state presentate le caratteristiche delle diverse strutture funerarie e le peculiarità del deposito archeologico.
L’analisi dei tipi ceramici rinvenuti, integrato con quello degli elementi di corredo residui, ha consentito di ricostruire con un notevole dettaglio le fasi di occupazione, riuso o saccheggio di alcune tombe, scelte in quanto campione significativo di tutta la necropoli. Il lungo excursus cronologico consente di seguire l’evoluzione delle forme e di offrire una visione complessiva delle diverse produzioni, anche in mancanza di un unico deposito stratigrafico.
I singoli casi di studio hanno inoltre permesso l’approfondimento di tematiche specifiche, in particolare il rapporto tra ceramica funeraria, deposta come corredo funerario, e ceramica cultuale, utilizzata per compiere i riti in onore del defunto durante e dopo la cerimonia funebre.
L’analisi della ceramica si è rivelata, infine, l’unico strumento in grado di individuare alcuni momenti di frequentazione del sito (come per esempio quello di Epoca Tolemaica) non solo prima non identificati, ma anche, ad oggi, non indiziati da altri materiali e non associabili a precise strutture.

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Stefania Pignattari

2009-2012
Il regno di Amenemhat IV e la fine della XII dinastia

Il regno di Amenemhat IV costituisce un interessante ambito di indagine egittologica collocandosi in un momento fondamentale della storia egiziana: terminata la crisi del Primo Periodo Intermedio, l’Egitto ha guadagnato nuovamente potenza e prosperità grazie all’opera di riunificazione e innovazione intrapresa dai sovrani XII dinastia. Con il Secondo Periodo Intermedio le basi della società egiziana verranno di nuovo messe in discussione e si creeranno le premesse per il Nuovo Regno. La definizione del ruolo e della posizione di Amenemhat IV è fondamentale per chiarire quali furono le ragioni e i meccanismi che portarono alla fine della XII dinastia. L’apparente inconsistenza del regno di questo sovrano nasconde una notevole complessità nella definizione dell’identità e della dinamica di successione, nonché una significativa presenza del re sia all’interno del Paese che nelle relazioni con gli stati confinanti.
Solo l’esame critico della documentazione consente la ricostruzione della porzione di storia in cui si inserisce il regno di questo sovrano. Questa analisi si basa appunto sulle testimonianze materiali del regno di Amenemhat IV, i diversi tipi di documenti sono stati classificati ed esaminati in relazione al loro contesto di provenienza. Un primo gruppo (Gruppo A) comprende i documenti rinvenuti in Egitto; il secondo (Gruppo B), i documenti provenienti dalle aree periferiche del Paese infine del terzo gruppo (Gruppo C) fanno parte le testimonianze rinvenute al di fuori dei confini dell’Egitto.
L’esposizione segue l’ordine cronologico: dagli esordi alla fine del regno.

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Federica Facchetti

2008-2011
Studio della ceramica di M.I.D.A.N.05 e dell’area limitrofa a Dra Abu el-Naga (Tebe ovest)

Oggetto della tesi è lo studio della ceramica della tomba M.I.D.A.N.05 della sua corte e dell’area limitrofa a Dra Abu el-Naga (Tebe ovest). Al fine di trovare un metodo di classificazione e descrizione della ceramica sono confrontati i metodi adottati dagli studiosi di ceramica egizia a partire dagli anni 70 del novecento. Il metodo è stato poi applicato alla ceramica in studio e ha permesso di trarre informazioni cronologiche, commerciali, cultuali e funerarie sulla tomba M.I.D.A.N.05. La tesi è corredata di un catalogo cartaceo e un database online.

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Daniele Salvoldi

2008-2011
«Viaggi del dottore Alessandro Ricci di Siena fatti negli anni 1818, 1819, 1820, 1821, 1822 in Nubia, al Tempio di Giove Ammone, al Monte Sinai, e al Sennar». Edizione critica e commento

Alessandro Ricci (ca. 1795-1834) era un medico e disegnatore senese che fra 1817 e 1822 viaggiò in Egitto e in Nubia al servizio di Henry Salt e William J. Bankes. Venne ingaggiato per eseguire una ricognizione epigrafica di diversi siti archeologici nel Sinai, Oasi di Siwa e in Nubia. Ricci ha lasciato un resoconto delle sue esplorazioni, di cui questa tesi rappresenta l’edizione cirtica: Viaggi del Dottor Alessandro Ricci.
Nel Capitolo 1 si cerca di definire lo stato delle relazioni fra la Toscana e l’Egitto nella prima metà del 19 secolo.I Capitoli 2-4 rappresentano la biografia di Ricci. Nel Capitolo 2 si discute la personalità di Ricci e il suo retroterra culturale. Nel Capitolo 3 si tratta la prima esperienza di viaggio in Egittofra 1817 e 1822. Nel Capitolo 4 si delinea l’opera di revisione del manoscritto, la partecipazione alla famosa Spedizione Franco-toscana (1828-29), la malattia e la morte (1834). Il Capitolo 5 si concentra sulle collezioni archeologiche, naturalistiche ed etnografiche di Ricci. Nel Capitolo 6 si discute i Viaggi come un testo: la storia della sua stesura, le caratteristiche codicologiche, gli argomenti trattati, la struttura e lo stile narrativo. Il Capitolo 7, infine, è dedicato alla ricostruzione delle tavole che Ricci aveva originariamente allegato al manoscritto. Segue l’edizione critica dei Viaggi, con più di mille note esplicative, tavole e mappe dettagliate delle regioni visitate.

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Nevio Danelon

2007-2010
Storia e topografia di Menfi in epoca saitopersiana

La presente tesi di dottorato tratta il problema della ricostruzione topografica e geografica del sito di Menfi – l’antica capitale dell’Egitto faraonico – durante l’epoca saitopersiana, basandosi su un approccio metodologico interdisciplinare che prevede il confronto tra indizi filologici, archeologici e geomorfologici.
In questo lavoro si affrontano questioni a lungo dibattute e ancora aperte come l’estensione effettiva della città antica, la localizzazione del Muro Bianco e degli altri toponimi menfiti, l’esistenza della cosiddetta “diga di Mene” descritta dagli storici antichi.
Nella tesi è dato ampio spazio al contesto paleoambientale medioegiziano per una migliore comprensione della strategicità geografica di Menfi.
Infine si cercherà di ottenere nuove informazioni dallo studio di alcune immagini dell’area, riprese dal satellite spia americano Corona (1959-72), che fotografano un paesaggio in larga parte ancora risparmiato dai drastici cambiamenti ambientali portati dalla recente espansione della periferia del Cairo.
I risultati hanno consentito di elaborare una ricostruzione topografica che – seppur virtuale – appare coerente con gli indizi topografici noti.

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Enrico Ferraris

2007-2011
Oggetti celesti e culti stellari nella documentazione figurativa e testuale egiziana

“Egypt has no place in a work on the history of mathematical astronomy”. Con queste parole Otto Neugebauer, il più grande studioso delle scienze esatte nel mondo antico, introduceva la sezione dedicata all’astronomia egiziana, nel suo saggio “A History of Ancient Mathematical Astronomy“.

Neugebauer aveva ragione: fatta eccezione per l’elaborazione del calendario di 365 giorni, la documentazione egiziana finora giunta a noi sembra rivelare un sostanziale disinteresse verso l’astronomia applicata, ovvero quel complesso di conoscenze matematiche sviluppate allo scopo di studiare e prevedere i fenomeni e le caratteristiche del moto dei corpi celesti.

Malgrado l’apparente assenza di importanti fattori trainanti come l’astronomia o l’astrologia, in Egitto continuò ad esistere una millenaria tradizione, testuale e figurativa, che aveva nel cielo il suo unico, grande e suggestivo palcoscenico. Un potente catalizzatore permise a questa tradizione non solo di sopravvivere per tanto tempo ma addirittura di mutare e integrare concezioni allogene, fenomeni non frequenti all’interno del ben noto atteggiamento conservatore della cultura religiosa egiziana.

Lo studio affronta le fonti iconografiche e testuali di Antico e Medio Regno nel tentativo di ricomporre in un quadro coerente l’architettura di quel pensiero religioso.

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Renata Rossi

2007-2010
TEMPI , MODI E LUOGHI PER MEZZO DEI QUALI SI E’ SVOLTA LA NAVIGAZIONE EGIZIANA NEL MAR ROSSO, ALLA LUCE DI UN CONFRONTO CON LE CONOSCENZE NAUTICHE DELLE MARINERIE DI EPOCA POST-FARAONICA

Il presente studio, analizza gli aspetti meno indagati relativi alle spedizioni che gli Egiziani organizzarono e condussero, per tutto il periodo faraonico, dalla valle del Nilo, fino alle coste del Mar Rosso, per poi salpare verso un Paese di ubicazione tutt’ora ignota: Punt. L’obiettivo primario di tali spedizioni era il periodico approvvigionamento di materiali pregiati, quali incenso, mirra, ebano, avorio ed oro.
Sono state prese in esame, inizialmente, le fonti iconografiche e testuali, per poi effettuare uno studio attento su quali tracce oggi rimangano dell’eventuale passaggio delle spedizioni, soprattutto nel Deserto Orientale. Laddove non vi fossero elementi tangibili, sono state elaborate ipotesi, tentando di fornire loro il più alto grado di plausibilità.
Si è proceduto così anche per la realizzazione di una rotta ipotetica, selezionando quali potessero essere gli approdi più sicuri e logisticamente validi e le manovre più sensate, in base a criteri molto precisi, con il fondamentale ausilio di un esperto, e del software utilizzato anche dalla Marina Militare Italiana.
Infine è stato effettuato un confronto parallelo e diretto fra le marinerie delle grandi civiltà che navigarono nel Mar Rosso sin dalle epoche più remote: Egiziani, Fenici e Greci. Il risultato di un tale raffronto è interessante nella sua linearità.

TT14, tomb of Huy, Italian Archeological Mission in Dra abu el-Naga, University of Pisa, director Marilina Betro, Qurna village, Luxor-west Bank, Egypt

Paolo Del Vesco

2005-2008
Archeologia della religione in Egitto. Letti votivi e religiosità popolare a Tebe nel Terzo Periodo Intermedio

E’ possibile ricostruire un sistema di credenze religiose partendo dalla documentazione archeologica? E se sì, in quale modo ed entro quali limiti? Per lo più il dibattito in merito è stato incentrato sulla storia delle ricerche archeologiche in campo religioso e sulla definizione della metodologia più corretta per un approccio proficuo a tali problematiche. Il fatto che si sia spesso indicato nella necessità di un approccio multidisciplinare la direzione di ricerca maggiormente auspicabile pone in evidenza l’esistenza di limitazioni interpretative insite nel documento archeologico. Se da un lato si sono spesso sottolineate le peculiarità della ricerca archeologica rispetto alle metodologie delle altre discipline storiche e le possibilità da essa offerte nello studio degli aspetti più vari delle antiche civiltà, più raramente si è invece posto l’accento su quelli che debbono essere considerati dei veri e propri confini per un approccio archeologico al mondo della religione. Quali sono quindi i limiti oltre i quali non si può giungere nello studio delle credenze e dei culti di una società antica come quella egiziana attraverso un’analisi ristretta agli elementi della cultura materiale che ci sono pervenuti? Da che punto invece dobbiamo eleggere a “somma guida” altri tipi di documentazione, come quella testuale ad esempio, o altre discipline, sfruttando le potenzialità di metodologie di ricerca diverse, per addentrarci nell’esplorazione dei territori meno “battuti” nel campo delle credenze religiose dell’antico Egitto? Da questi interrogativi muove la ricerca qui proposta, a partire dallo studio di un caso specifico: l’analisi dei cosiddetti “letti votivi” e del sistema di oggetti e credenze ad essi correlati.

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Edoardo Guzzon

2005-2008
Titoli sacerdotali locali e specifici del Basso Egitto nel Terzo Periodo Intermedio ed Epoca Tarda (1090-330 a.C.)

Tentativo di comprendere una tipologia di titoli religiosi dell’Egitto tardo, interpretando tutte le fonti disponibili in chiave storico-sociale. Osservazione di una ‘moda’ culturale che ha prodotto manifestazioni artistiche, letterarie, documentarie e cultuali ma non è mai stata studiata nel suo complesso.

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Angiolo Menchetti

2005-2008
Ostraka demotici, greci e bilingui di Narmuthis (O.Narm. IV 189-239). Il tempio di Narmuthis nell’Egitto degli Antonini e dei Severi

Edizione di 50 testi demotici, greci e bilingui inediti provenienti da Medinet Madi(Fayum – Egitto), con introduzione storica relativa alle vicende socio-economiche del tempio di Narmuthis nell’età degli Antonini e dei Severi (II-III secolo dopo Cristo).

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Gianluca Miniaci

2005-2008
I sarcofagi rishi nella cultura funeraria del Secondo Periodo Intermedio

La presente tesi si inserisce all’interno di un’attività di ricerca svolta presso il Dipartimento di Scienze Storiche del Mondo Antico e relativa allo studio di una particolare tipologia di sarcofagi nell’Antico Egitto, i cosiddetti sarcofagi rishi o piumati, al fine di ricostruire un segmento di storia del Secondo Periodo Intermedio.
Il principale obbiettivo del seguente lavoro consiste nell’individuare un metodo di classificazione e di datazione dei sarcofagi rishi. Le tipologie di classi individuate sono 5 ed hanno permesso, grazie ad alcuni sincronismi cronologici, di circoscrivere con più precisione le datazioni dell’uso di questo tipo di sarcofago nella cultura antico egiziana. In conclusione è stata individuata anche la matrice da cui sembra aver avuto origine questa particolare tipologia di sarcofago.

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Christian Greco

2004-2007
NTrw StAw Processions of gods in the Book of the Day An iconographical study

This thesis is a careful study of all the iconographic aspects of the processions of gods rerpresented in the book of the Day. Comparing the different sources, it has been possible to create clusters of divinities and to classify them according to their function within the diurnal solar journey. Of fundamental importance has been the study of the tomb of Ramose Tt 132. The careful analysis of the iconographical programme of this unpublished tomb has enabled the author to identify cluster of divinities in KV 9 and attempt a subdivision of the divinities depicted on the walls of the royal tombs. This thesis has also shown that in the study of the NK Books of the Netherworld the iconographical aspect is as important as the filological one.

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