IL FENOMENO DELL’OMOFONIA NEI TESTI DELLE PIRAMIDI (S. Vittori)

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L’omofonia, cioè quando un fonema o nesso ha più di una controparte nel sistema di scrittura corrispondente, pone al linguista un intrigante interrogativo: perché la trafila plurisecolare non scarta i numerosi “doppioni”?

Cercare biunivocità a ogni costo è deformazione moderna, tanto più singolare in quanto mancano esempi nostrani di quanto cerchiamo altrove (nessun sistema naturale dell’Occidente contemporaneo, inglese in testa, è regolarmente biunivoco). Nel geroglifico, tuttavia, ci sono “troppi” omofoni. Ad esempio, dei ventisette unilitteri, ben ventidue hanno un corrispondente copto condiviso con un altro unilittero e nove con più d’uno.

Attraverso un’analisi etimologica dei lessemi interessati dal fenomeno, intendo determinare alla fonte, cioè nei TdP, i valori originari di alcuni di essi laddove la traslitterazione tradizionale rischia di nascondere diverse importanti isoglosse: la tesi che voglio dimostrare è che una profonda revisione su base comparativo-ricostruttiva della fonologia egiziana potrebbe essere in grado di chiarire il motivo di molte di queste aporie, eliminando le omofonie “false” (cioè quelle in cui è la nostra traslitterazione a opacizzare le differenze di pronuncia tra più lessemi) e fornendo motivi storico-linguistici per quelle “vere” (ad es., una confluenza di più fonemi della protolingua in un unico fonema).

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